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Madre Teresa

Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno.

A lei, testimone della Carità e della Vita, è intitolata la nostra Scuola dell’Infanzia e nido. Agnès Gonxha Bojaxhiu – questo il vero nome di Madre Teresa – nasce a Skopie, in Macedonia, il 27 agosto del 1910.

Colpita profondamente dall’esperienza di due missionari Gesuiti, a soli 18 anni decide di entrare nella Congregazione delle Suore missionarie di Nostra Signora di Loreto. Trascorso l’anno di postulato viene inviata in India dove il 24 maggio 1931 emette i suoi primi voti prendendo il nome di Mary Teresa del Bambin Gesù (scelto per la sua devozione alla Santa di Lisieux).

Per 20 anni insegna storia e geografia in un collegio per ragazze cattoliche nella zona orientale di Calcutta, ma la miseria di quella città e la sofferenza delle persone intorno a sè non la lasciano in pace.

Il 10 settembre 1946, mentre era in treno diretta a Darjeeling per gli esercizi spirituali, meditando sulle parole di Gesù in croce: “ho sete!”, comprende la sua vera vocazione: quella di «uscire dal convento e aiutare i poveri vivendo in mezzo a loro». Dopo due anni di richieste, finalmente, nel 1948 arriva, firmata direttamente dal Papa Pio XII, l’autorizzazione a lasciare la congregazione.

Inizia, così, la sua grande avventura!

Dopo aver appreso rudimentali nozioni di medicina si concentra alla ricerca dei più miseri. Passa da una baracca all’altra e inizia l’opera con acqua e sapone: lava i bambini, i vecchi piagati, le donne sofferenti. Va in giro chiedendo cibo e medicine, mendicando per curare e sfamare i suoi poveri. Apre una scuola, all’aria aperta, sotto un albero, usando come lavagna la sola terra polverosa. La sua abitazione è una baracca sterrata e lì porta quelli che non sono accolti negli ospedali.

Il 7 ottobre 1950 nasce ufficialmente, con decreto della Santa Sede, la Congregazione delle Missionarie della carità e suor Teresa diventa Madre Teresa. Ai tre usuali voti di povertà, castità e obbedienza Madre Teresa ne richiede un quarto, quello di «dedizione e servizio gratuito ai più poveri tra i poveri».

Nel febbraio 1949 le viene messo a disposizione da un funzionario dell’amministrazione statale, un locale e cominciano ad arrivare le prime consorelle.

Ben presto, però, il piccolo locale da loro usato diventa insufficiente a contenere tutti i malati e comincia l’affannosa ricerca di un altro stabile. Dopo varie e continue richieste il Comune le affida due ampi saloni accanto al tempio dedicato alla dea nera Kali e dopo alcuni lavori diventa «Nirmal Hriday», la Casa per il moribondo abbandonato. Ma non basta, occorre un luogo per i bambini.

Con altri sacrifici viene aperta la «Shishu bhavan», la Casa di Bambini, dove accoglie i bambini abbandonati, trovati spesso nei bidoni della spazzatura. È con in mente il loro avvenire che Madre Teresa cerca di far adottare questi bambini. Ma ancora non basta, ci sono i lebbrosi.

Ogni giorno Madre Teresa va a trovarli e curarli nelle loro misere baracche e spera di costruire per loro una città. Sa già che la costruirà su un terreno donatole dal governo, che dovranno abitarci 400 famiglie di lebbrosi e che la chiamerà «Chantinaba», la Città della Pace, ma le manca il danaro.

Puntualmente la provvidenza arriva. Riceve in dono un’auto da papa Paolo VI e la mette all’asta. Con il ricavato costruisce il primo lotto e la strada più grande la dedica proprio al Santo Padre. Due anni dopo, grazie ad altri aiuti e premi, il villaggio della pace viene terminato: l’antica speranza è diventata realtà. All’ interno della città ci sono i negozi, i giardini, l’ufficio postale e le scuole.

Ormai il nome di Madre Teresa varca i confini dell’ India. Il 1 febbraio 1965 la società religiosa fondata da Madre Teresa diventa Congregazione pontificia e inizia a costruire case di accoglienza in tutto il mondo: vengono aperte fondazioni nello Sri Lanka, in Tanzania, a Roma, in Australia, Giordania, Londra.

L’operato di Madre Teresa comincia a suscitare, in campo internazionale, l’attenzione che merita con l’assegnazione di una nutrita serie di premi e riconoscimenti: dal premio internazionale per la pace “Giovanni XXIII” consegnatole da Papa Paolo VI, alla copertina del Time con il titolo: “Santi viventi: messaggeri di amore a pace”; dal premio “Bharat Ratna” conferitole da Indira Ghandi per i servizi eccezionali resi, al prestigioso premio Nobel nel 1979.

Crescono da tutte le parti del mondo i suoi numerosi figli spirituali che proseguono la sua opera di servire “i più poveri tra i poveri” in orfanotrofi, asili, lebbrosari, case di accoglienza per anziani, ragazze madri, moribondi. In tutto sono 5000, compresi i due rami maschili, meno noti, distribuiti in circa 600 case sparse per il mondo; senza contare le molte migliaia di volontari e laici consacrati che portano avanti le sue opere. “Quando sarò morta – diceva – potrò aiutarvi di più…”.

Madre Teresa muore nella sua città di Calcutta venerdì 5 settembre 1997 all’ età di 87 anni. Immediatamente hanno inizio le richieste da tutto il mondo per la santificazione della missionaria e per un interessamento del Papa per l’ abbreviazione dei tempi necessari.

Madre Teresa di Calcutta rimane una figura tra le più luminose del nostro tempo; lei stessa amava definirsi “la piccola matita di Dio”, un umile strumento nelle mani di Dio.

A lei affidiamo la nostra Scuola, i nostri bambini e bambine e tutte le nostre famiglie.